Inaugurazione anno accademico 2011-2012

(10.11.2011)




Il 10 novembre 2011, all'inaugurazione dell'Anno Accademico 2011/2012 dell'Istituto di Studi Ecumenici S. Bernardino di Venezia, il preside prof. Roberto Giraldo, dei Frati Minori, dopo aver rivolto un caloroso saluto di benvenuto ai numerosi presenti, ha presentato l'attività dell'Istituto. Sono programmati un percorso di studi per la licenza in Teologia con specializzazione in studi ecumenici, due cicli di Master universitari di primo livello, uno in Teologia ecumenica e l'altro in Dialogo interreligioso, due giornate di studio, un seminario internazionale di ecclesiologia per docenti e due convegni. Ha comunicato che l'Istituto ha riottenuto l'incorporazione per i prossimi dieci anni alla Facoltà di Teologia della Pontificia Università Antonianum di Roma, segno questo che l'Istituto gode della stima della Congregazione per l'educazione cattolica. È orgoglioso per i dieci diplomi di Licenza concessi nell'ultimo anno e per i dodici nuovi iscritti al corso di specializzazione, molti dei quali provenienti da continenti diversi, accomunati dall'interesse per l'ecumenismo.

La prolusione è stata tenuta dal noto psichiatra prof. Vittorino Andreoli che ha sviluppato il tema: La fragilità: fame di relazione. La fragilità, ha spiegato, non è la debolezza, la cui antitesi è la forza, ma è qualcosa che si lega all'esistenza umana, all'enigma connesso al passaggio dal nulla all'essere e alla morte. Egli ha coniugato la fragilità con la saggezza: è saggio chi, cercando di capire la condizione umana, sente di aver bisogno dell'altro, non per dominarlo, ma per riceverne sostegno. Ha citato come esempio la relazione dell'apostolo Paolo con il Signore dalla quale la sua fragilità acquisisce una specie di forza: fragilità è fame di relazione, ha precisato, e questa fame può essere proporzionata alla percezione della propria fragilità. La mancanza di relazione, ha aggiunto, produce o solitudine o narcisismo: il solo si muove come se non esistesse per l'altro, il narciso manca di identità per la quale ha bisogno dell'altro. Riallacciandosi alla saggezza indicata da Paolo nella seconda lettera a Timoteo, v. 3,1-17, il relatore ha invitato a non perdere il senso della fragilità, di quella pulsione che, portando a stabilire un legame con l'altro, diventa la forza sociale a fondamento della solidarietà.

Il prof. Andreoli si è soffermato a riflettere sulla dimensione umana di Cristo sulla croce per sottolineare il suo insegnamento: l'indicazione che la grandezza di una persona sta nella sua fragilità e che concedere il perdono al nemico, oltre a dimostrare che si è capito che cos'è la fragilità, cambia il tipo di relazione. Ha poi ricordato l'enorme fragilità di san Francesco, il suo amore per l'altro, fino a condividerne la povertà, allora percepita come una fragilità sociale. Ha quindi accennato alla fragilità del sofferente, di chi ha la percezione di non essere capace di fare neanche le cose più ordinarie. Ha infine parlato della fame di relazione, del legame dell'uomo con il proprio simile, con il mistero, con Dio, per mettere in risalto che la fragilità è la base anche dell'ecumenismo, che egli vede contrapporsi alla cultura del nemico oggi dominante nella società. Ha esortato quindi a meditare sulla forza che la fragilità ha per l'unione delle Chiese, le quali attraverso l'altro possono conoscersi meglio, ed ha terminato affermando che, anche se l'ecumenismo appare una specie di utopia, è il momento di credere in ciò che rende il tempo presente più umano.  


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Istituto di studi ecumenici S. Bernardino - Venezia
Istituto di studi ecumenici S. Bernardino - Venezia

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