Incontro annuale dell'Associazione Socio-Culturale per l'ISE

(17.09.2011)


Il 17 settembre 2011, presso la sede dell'Istituto Studi Ecumenici di Venezia si è tenuto l'annuale incontro dei soci dell'Associazione Socio-culturale per l'ISE. Era presente Sua Eccellenza Antonio Menegazzo, originario di Cittadella (PD), che per 53 anni è stato missionario comboniano e vescovo di una delle regioni più tormentate del Sudan del Nord: il Darfur. Ha parlato delle vicende del Sudan, delle ragioni delle lotte tra i diversi gruppi etnici e della sue esperienza a contatto con l'Islam.


Il Sudan, una repubblica con superficie pari a otto volte quella italiana e indipendente da Egitto e Gran Bretagna dal gennaio 1956, a seguito della recente consultazione da quest'anno è diviso in due: il Sudan del Nord, abitato prevalentemente da arabi musulmani, e il Sud Sudan, a maggioranza cristiana (cattolici e protestanti) non di etnia araba. Quando nel 2005 il Sud Sudan ottenne alcune facilitazioni sociali, si svilupparono conflitti tra le tribù di pastori arabi nomadi ricchi di bestiame e che si spostavano in cerca di pascoli e d'acqua e gli stanziali che vivevano del poco raccolto stagionale. In poco più di due anni le milizie janjawid e quelle governative hanno provocato due milioni di sfollati, accolti in campi profughi vicino alle città. Tuttora c'è insicurezza perché gli accordi tra le fazioni non durano.


S.E. Menegazzo ha riferito che quando nel 1957 iniziò la sua missione, i cristiani erano pochi; le diverse parrocchie in cui operava erano costituite da cattolici emigrati dalla Siria, in cerca di libertà religiosa, e da quelli trasferitisi dal Sud Sudan in cerca di una prospettiva di vita migliore. Molti si erano sistemati nelle città; altri lavoravano come mezzadri nei terreni posseduti dagli arabi e resi fertili dalla stagione delle piogge. Pertanto il primo periodo pastorale di p. Menegazzo fu piuttosto arido. Tuttavia col tempo le parrocchie si ingrandirono, tanto da avere ognuna dalle 100 alle 150 cappelle che il missionario comboniano cercava di visitare ogni mese per celebrare i sacramenti.


Nel 1976 Sua Eccellenza ebbe l'incarico di vicario generale dell'immensa diocesi di Khartoum, che contava allora una quindicina di parrocchie, e dal 1985 al 1992 di vicario vescovile della regione di Kosti che aveva quattro parrocchie. Nel 1992 fu nominato prima amministratore apostolico e poi vescovo di El-Obeid, una diocesi estesa tre volte l'Italia con una quindicina di parrocchie. Nei primi anni '80 in tutto il Sudan era stata imposta la legge islamica, la Shari'a, contestata dalle popolazioni del Sud. Di conseguenza le autorità cercavano di limitare la libertà religiosa dei sudanesi e lui, cattolico e straniero, non era ben visto: per ogni visita pastorale doveva presentare il programma ed attendere il permesso dai servizi segreti. Anche i cattolici del Sud-Sudan, trasferiti nel Darfur anni prima, si sono spesso trovati in situazione precarie: limitazione della libertà religiosa, distruzione dei luoghi di culto...


Sua Eccellenza ha parlato anche della convivenza religiosa in Sudan. Ha spiegato che le relazioni, in genere, sono buone; lo sono meno con le autorità civili. Le scuole istituite dai comboniani sono frequentate sia da cristiani che da musulmani. Nel rapportarsi con il musulmano, legato all'islam anche se non praticante, si sta attenti a non mettere in discussione la sua religione. I sud-sudanesi cristiani trasferitisi al Nord per studio o lavoro hanno il problema dell'imposizione della shari'a oltre quello della scelta della nazionalità voluta dallo stato per non considerarli stranieri, mentre nel nuovo stato del Sud agli arabi musulmani residenti è garantita la cittadinanza e la libertà religiosa. Quanto ai rapporti interconfessionali, in tutto il Sudan esiste la questione dei matrimoni misti tra cattolici e copti ortodossi: al coniuge cattolico viene richiesto di essere ribattezzato con il rito copto. Le comunità evangeliche luterane ed episcopaliane presenti operano liberamente e le relazioni con i loro pastori sono buone, anche se a volte dà fastidio il loro proselitismo. Ciò che preoccupa maggiormente è l'espansione del fondamentalismo islamico.


Dopo l'incontro con il vescovo, molto apprezzato e partecipato, ha fatto seguito il pranzo con i frati francescani nel loro refettorio. Il pomeriggio è poi trascorso a visitare il convento, la chiesa e soprattutto la bibliteca di San Francesco della Vigna, inaugurata pochi anni fa, ricca di fondi antichi e parte integrante dell'Istituto di Studi Ecumenici San Bernardino.


 
Istituto di studi ecumenici S. Bernardino - Venezia
Istituto di studi ecumenici S. Bernardino - Venezia

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