Non è facile scrivere queste righe così poco tempo dopo l'annuncio della morte di don Pompeo, per chi ha avuto, come molti di coloro che frequentano l'ISE, l'occasione di godere della sua presenza amicale, oltre che del suo talento di teologo, per lunghi anni. La presenza di don Pompeo all'ISE si intreccia con la storia delle sue origini e con la sua fase veronese. Don Pompeo ha accompagnato la vicenda dell'ISE da molti punti di vista, come teologo, aprendo coraggiosamente la via alla ricerca e all'insegnamento dei temi etici in ambito ecumenico, temi che si sono poi rivelati decisivi per il dialogo fra le chiese; come docente, noto per la sua capacità di coinvolgere chi ascoltava la sue lezioni, mai banali o puramente accademiche, ma attraversate dalla sua profonda umanità e perizia, che venivano anche dalla sua lunga esperienza di confessore (attività che ha sempre praticato nella convinzione di trovare in essa uno dei luoghi privilegiati di esercizio dei suo ministero presbiterale); come relatore, accogliente e paziente di molte tesi e di molti studenti che in lui trovavano più di un punto di riferimento intellettuale; come vice-preside dell'ISE, sempre disposto ad offrire il consiglio che veniva dalla sua lunga consuetudine di docenza, ma anche di amicizia personale con coloro che negli anni si sono succeduti nei diversi ruoli istituzionali dell'istituto.
Mons. Pompeo Piva
(22.06.1933 - 06.02.2009)
Due aspetti meritano in particolare di essere sottolineati della sua vicenda di uomo e teologo: la sua passione per la verità e il suo sofferto amore per la chiesa. La passione per la verità, che don Pompeo ha interpretato come continuo tentativo di comprendere i modi, sempre più ricchi e vari della immaginazione umana, in cui lo Spirito manifesta il Risorto all'umanità, ponendo proprio l'evento della salvezza alla radice della vita etica del cristiano; evento della salvezza che per don Pompeo era capace di far crollare le nostre sicurezze standardizzate ed avviarci ad una più profonda e personale ricerca della volontà di Dio. Una ricerca che per don Pompeo si estendeva dall'etica, tanto indagata, alla spiritualità, che egli non riteneva essenzialmente diversa dalla riflessione morale, all'economia, in cui il sogno di un imprenditore cristiano si univa alla capacità di ascoltare le concrete storie degli imprenditori per leggerle alla luce di una spiritualità della stessa vita economica, alla ricerca sul senso della vita matrimoniale, che aveva occupato i suoi primi interessi teologici. Il suo sofferto amore per la chiesa che egli ha sempre sognato come realtà capace di far trasparire il volto di Cristo nelle sue molteplici manifestazioni e che faticava ad accettare divisa, conflittuale, attardata nella difesa di posizioni che potevano sapere più della volontà di conservare che del rischio di percorrere solidalmente la storia degli uomini e delle donne; per cui l'ecumenismo era medicina non solo alla frattura fra le chiese, ma luogo dove la voce dello Spirito poteva parlare anche all'interno delle singole chiese.
Chi ha potuto conoscerlo come docente e come collega ha potuto imparare dalla sua profonda conoscenza della tradizione teologica, dalla sua capacità di riferirsi, in modo sempre creativo e inusuale a Tommaso e, insieme, ai riformatori, alla Bibbia e al magistero della Chiesa, anch'esso indagato con l'occhio esigente di chi chiede tanta più coerenza quanto più è impegnativo il ruolo di chi si esprime; ha ricevuto anche una lezione profonda di umanità, quella che ha accompagnato lo stesso don Pompeo in questi ultimi anni di salute malferma, ma sempre di grande lucidità intellettuale e spirituale. È per questo che, nell'affidare al Signore questo suo servitore, sentiamo insieme, paradossalmente, la nostalgia per la sua parola dotta e incoraggiante, ma anche la concreta presenza dei frutti che il suo lungo magistero ha depositato nella vita della nostra comunità ecumenica.
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