Progetto di ricerca “Teologia dell'ospitalità  ISE“San Bernardino” (VE)

 Progetto sostenuto con i fondi otto per mille della Chiesa Valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi)”. 

L’ospitalità non è un tema. È, oltre che una categoria euristica
ed ermeneutica, un’ottica e una forma di elaborazione della
teologia richiesta dai segni dei tempi che viviamo. Apre alla
famiglia umana e a tutti gli esseri viventi, anche a fratello lupo
di san Francesco[1].

Genesi di una proposta: dalla presentazione del progetto (novembre 2015)

A partire dalla crisi di ospitalità che le comunità politiche, civili e religiose stanno vivendo, tale cifra merita un approfondimento capace di orientare un nuovo pensiero della diversità e conseguentemente una nuova pratica nei confronti dell’altro, del diverso, dello straniero.

Ci sembra necessario, in particolare, approfondire il suo rilievo interreligioso, muovendoci alla ricerca di un orizzonte per una modalità di dialogo che vada oltre i modelli vigenti. Si tratta di elaborare non tanto la ricerca di una forma interreligiosa di ospitalità, quanto di una ermeneutica interreligiosa dell'ospitalità, capace di riconoscerla come altra cifra del dialogo e della pratica interreligiosa.  Il progetto di ricerca sulla “teologia dell’ospitalità” si propone come progetto accademico attento alle dinamiche socio-pastorali circa l’accoglienza e l’ospitalità delle comunità credenti; esso ha carattere interdisciplinare, volendo avvalersi della diverse competenze della scienza teologica e non, ed ecumenico, prevedendo la partecipazione al progetto da parte di istituzioni, italiane e non, e docenti di altre confessioni cristiane.

 

Essendo un progetto di ricerca di tipo accademico, le azioni previste sono inerenti al coinvolgimento degli studenti dell’Istituto di Studi Ecumenici “San Bernardino” di Venezia (referente del progetto), al coinvolgimento dei docenti di detto Istituto e di altre realtà accademiche interessate a partecipare alla ricerca. Si prevede, quindi, la costituzione di un Fondo “Teologia dell’ospitalità” (cioè un patrimonio archivistico) presso la Biblioteca dell’Istituto dove poter acquistare e catalogare le opere sul tema, la cura di uno spazio dedicato alla ricerca sul sito telematico dell’Istituto, la pubblicazione di articoli sulle riviste e sui siti delle istituzioni interessante e coinvolte nei diversi aspetti della ricerca. Si prevedono inoltre alcune giornate di studio interne alla istituzioni partecipanti, alcuni seminari con docenti ed esperti, un convegno annuale sul tema, un corso curriculare sulla “teologia dell’ospitalità” in prospettiva ecumenica ed interreligiosa, un corso intensivo o convegno tematico in co-gestione presso le realtà accademiche con cui si è avviato uno scambio. Il progetto prevede, alla fine dei tre anni, una pubblicazione finale sul tema. La metodologia prevista oltre a coinvolgere le istituzione accademiche prevede di rivolgersi e di avvalersi anche del contributo e della partecipazione di realtà pastorali ed ecclesiali del territorio italiano.

 

Perchè un nuovo paradigma/principio

  • Perché abitiamo un mondo nuovo:

Quello attuale è un mondo globale, interconnesso non solo culturalmente, ma anche religiosamente e dove le conflittualità non sono più (solo) determinate da ideologie economiche-politiche, ma (anche) da identità reattive in cui le religioni hanno (avuto) ancora una parte significativa. Occorre una nuova e diversa autocomprensione della/e religioni per aiutare e favorire la convivenza tra le persone (l’attuale autocomprensione delle religioni è spesso ostacolo alla convivenza). Un credere ospitale serve la convivenza tra le nazioni.

  • Perché viviamo un momento di svolta

Occorre superare le forme storiche del pensiero ereditate dal passato se vogliamo stare in tempi di pluralismo religioso. Nella storia le religioni hanno già modificato, cambiato, ripensato su diversi temi/problemi (ex. schiavitù, parità di genere, rapporto con la scienza…). In questo “cambiamento d’epoca” (molto più che epoca di cambiamenti) occorre un nuovo pensiero, oltre il modo ereditato di pensare (anche teologicamente). Un credere ospitale è il futuro del dialogo interreligioso.

  • Perché continuare a pensare così reca danno

Se abbiamo superato il pensiero esclusivista (“in nome di Dio” e “per la sua maggior gloria”), non siamo ancora fuori dal complesso di superiorità, dalla poca valorizzazione della altre religioni, dalla chiusura nel proprio modo di pensare, dall’incapacità di dialogare interreligiosamente (modalità operative derivate da un pensiero inclusivista). Un credere ospitale, invece, non vuole privarsi della forza spirituale delle diverse tradizioni religiose e culturali: le ricchezze spirituali sono per tutti.

  • Perché c’è un’urgenza civile, politica e umanitaria

Un nuovo principio per il dialogo interreligioso non può essere solo una preoccupazione intra-ecclesiale o tema interno alle sole religioni. La ricerca di un nuovo modo di pensare (e di vivere) il dialogo interreligioso è un tema che ha carattere civile, politico e umanitario. Un contributo della teologia pubblica per la città a servizio della crescita spirituale (e culturale) dell’umanità. Un credere ospitale è una modalità pubblica e politica delle tradizioni religiose e culturali.

Come costruire un nuovo paradigma/principio

  1. Andando otre gli ostacoli epistemologici: il credere ospitale è capace di demitizzare il linguaggio religioso (sapendo dire il logos del mito), accetta il carattere “costruito”, storico delle religioni (come insegnano le scienze delle religioni), usa il linguaggio metaforico per dire il carattere trascendente della realtà, supera l’obiettività metafisica del linguaggio e lascia aperta la ricerca della verità.
  2. Rivisitando alcuni dei trattati teologici: il concetto di rivelazione, l’interpretazione negativa del pluralismo (Babele), il concetto di elezione (per dire di alcuni nodi della teologia cristiana) sono rivisti dal credere ospitale in vista di una vera e propria teologia del pluralismo religioso e culturale.

Dando cittadinanza alle pratiche ospitali: ecclesiali (migrantes) pastorali (parrocchie) ecumeniche (sae) ecc. La pratica ospitale chiede un pensiero ospitale per diventare pratica diffusa, non declinazione operativa, ma stile delle persone e comunità che professano un credere ospitale.

 

 

[1] L. C. Susin, Teologia: un’ermeneutica per un futuro comune in Concilium 1, 2016, p. 77.

Biblioteca San Francesco della Vigna

Biblioteca San Francesco della Vigna

Le biblioteca del convento, le cui origini risalgono al XIII secolo, dopo varie vicissitudini storiche è ora biblioteca provinciale e di supporto all'Istituto di Studi Ecumenici. L'attuale patrimonio librario della biblioteca consiste di un fondo antico composto di circa 30.000 volumi e di un fondo moderno di circa 80.000 opere. A tale patrimonio librario va aggiunta la sezione delle riviste che conta 665 testate (363 correnti e 302 cessate).