Il futuro di un cammino lungo 100 anni
Edimburgo 1910 tra memoria, identità e progetto
(25 marzo 2010)
Un convegno scientifico, ma anche un appuntamento per ritrovarsi, da parte del popolo del dialogo, in una stagione che non offre eccessivi motivi di consolazione per quanti vivono la convinzione che un incontro fraterno fra le chiese potrebbe aiutarle a rendere più trasparente il loro annuncio del vangelo. Questo è stato il senso dell'evento organizzato lo scorso 25 marzo a Venezia dall'Istituto di Studi Ecumenici San Bernardino (ISE), che ha confermato nel frangente la sua vocazione di luogo di ricerca e di scambi fraterni.
Nel complesso, l'appuntamento veneziano - assai partecipato, nonostante si trattasse di un giorno feriale - a rappresentato l'occasione propizia per fare il punto sulla situazione dell'ecumenismo, questo straordinario quanto inatteso dono di Dio nel Novecento che sta attraversando, in Italia, come su scala europea, un periodo delicato. Il titolo, del resto, diceva della necessità di gettare il cuore oltre gli ostacoli, guardando comunque con fiducia ad un domani che tenga salde le radici nel passato: Il futuro di un cammino lungo cento anni. Edimburgo 1910 tra memoria, identità e progetto. Un auspicio evocato da subito dai curatori, Marco Dal Corso dell'ISE e Brunetto Salvarani della Facoltà Teologica dell'Emilia-Romagna, scandito da una triplice ragione: far fronte alla responsabilità della memoria; trasformare le divisioni in differenze; elaborare un progetto comune, praticando l'ermeneutica evangelica dell'alterità.
Nel ricordo dell'assemblea di Edimburgo, tradizionale punto di partenza del cammino ecumenico, sta l'intreccio inestricabile di dialogo e missione, come ha messo in luce da la relazione storica affidata a Riccardo Burigana, docente all'ISE, che ha evidenziato gli effetti ecumenici di quell'assemblea, dalla riscoperta della Bibbia alla relativizzazione delle vicende traumatiche del XVI secolo, fino alla valorizzazione di quella vera e propria palestra ecumenica rappresentata dalle organizzazioni studentesche.
Sono seguiti tre interventi, che hanno chiarito l'intento interdisciplinare dell'iniziativa: uno sociologico, affidato a Enzo Pace dell'Università di Padova; uno giornalistico, del direttore di Riforma, Luca Negro; e uno ecclesiologico, della teologa Serena Noceti, della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale di Firenze. Il primo ha riflettuto su cosa significhi oggi credere nel relativo (non nel relativismo!) e credere al plurale, tratti caratterizzanti del religioso attuale; il secondo ha tracciato l'ipotesi di lavoro di nuovi paradigmi per l'ecumenismo, a partire dall'ecumenismo della reciproca testimonianza e valorizzando comunque l'esperienza della Charta Oecumenica; mentre Serena Noceti ha offerto un sintetico bilancio dell'ecclesiologia odierna e valutando il momento presente dell'ecumenismo non tanto sotto la categoria della crisi, ma piuttosto in chiave di riorientamento complessivo.
Nel pomeriggio, il convegno è proseguito con una tavola rotonda: vi hanno partecipato Carmelo Dotolo, missiologo, della Pontificia Università Urbaniana, l'archimandrita Evangelos Yfantidis, della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e di Malta, e il politologo Paolo Naso, dell'Università La Sapienza di Roma. Dotolo ha discusso della necessità di prendere sul serio il nuovo paradigma, tra pluralismo e interculturalità, nel quadro dell'affollamento di nuovi areopaghi e molteplici agenzie di senso; Yfantidis ha sottolineato il ruolo del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli quale protagonista del cammino ecumenico sin dai suoi inizi; mentre Naso si è soffermato sulle tre grandi fratture da Edimburgo a oggi, il mutato contesto geopolitico, una diversa qualità dei fondamentalismi e una differente geografia delle religioni.
La chiusura dei lavori è stata affidata a Piero Coda, presidente dell'Associazione Teologica Italiana e preside dell'Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI), che ha discusso de La chiesa che verrà. Invitando il pubblico a leggere la profezia dello Spirito che è già presente nella nostra storia, a partire dal documento più profetico del magistero cattolico da molti anni a questa parte, l'Ecclesiam Suam di Paolo VI: in cui già emergeva la realtà del dialogo, con l'obiettivo di descrivere il cambio di paradigma che è chiamata a operare la Chiesa per rispondere adeguatamente alla sfida dei segni dei tempi. Si tratterà, ha ammesso Coda, di un cammino difficile, per vivere il quale occorrerà pazienza e parresìa!
In tal senso si esprimeva anche Paolo VI nell'Ecclesiam Suam: 'Noi siamo lieti e confortati osservando che un tale dialogo all'interno della Chiesa, e per l'esterno che la circonda, è già in atto: la Chiesa è viva oggi più che mai! Ma a ben considerare sembra che tutto ancora resti da fare; il lavoro comincia oggi e non finisce mai. È questa la legge del nostro pellegrinaggio sulla terra e nel tempo' (n. 121).
Brunetto Salvarani
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